Cosa Visitare in Salento

La Valle dell’Idro e le grotte rupestri in Terra d’Otranto

Continuano i nostri suggerimenti per itinerari alternativi in Salento. C’è un luogo che sembra incantato, venuto fuori da un libro di fiabe, diverso dalle immagini di paesaggi a cui siamo abituati in questa parte d’Italia: non ci sono spiagge, non ci sono chiese barocche, né vicoli di borghi antichi, un posto che in autunno ha un fascino tutto particolare.  Si tratta della Valle dell’Idro (Hydrus che dà il nome a Otranto, “Idruntum“), dove scorre un piccolo ruscello, quasi invisibile, ma lungo 5 km, situato lungo la strada che collega Otranto a Giurdignano e a Casamassella.

 

 

Un ponte ad arco, dei primi del 900, fa da cornice al paesaggio che invitiamo a visitare con sguardo attento. Il ruscello scende verso il mare di Otranto da Monte Sant’Angelo, dove è presente una grotta bizantina dedicata all’Arcangelo Michele (inciso sulle pareti vestito di rosso con alla mano destra una lancia e nella sinistra un sigillo) e lungo il suo percorso si possono trovare altre grotte con nicchie decorate da graffiti e iscrizioni greche, segni tangibili di un antico villaggio rupestre risalente presumibilmente all’anno 1000.

Sotto le pendici del Monte Lauro Vecchio si trovano incise: croci, due mani sinistre con la scritta FA (probabilmente un ex-voto), un guerriero turco con in mano una scimitarra e con l’altra indicante la città di Otranto, navi a vela con una croce latina. Un luogo carico di suggestioni che ha dato vita a leggende e ispirato narrazioni, come quella di Maria Corti.

Per una traccia di sentiero, segnata da innumerevoli piedi nudi fra le erbe e le canne della valle dell’Idro, le donne scendono all’alba a Otranto con ceste piene di cicoria e di caciotte; hanno grandi occhi neri, capelli lucidi, aggrovigliati, andatura fiera. Mentre le piante dei piedi si espandono, illese, sul sentiero, esse guardano con la pupilla fissa in direzione del mare, uno sguardo asciutto, ereditato da generazioni di otrantini vissuti in attesa dello scirocco e della tramontana, per regolare su di essi pensieri e faccende. Arrivate alle mura della città, depositano cicoria e caciotte ai piedi della torre di Alfonso d’Aragona, e d’un tratto si mettono a urlare; come invasate da un improvviso oracolo, si scuotono dentro le nere vesti e gridano in faccia al passante: ‘Cicorie fresche, cicorie rizze!’” (Incipit de L’ora di tutti, M. Corti)

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